Successione legittima nipoti

Successione legittima nipoti

Non sono rari i casi in cui nipoti sono chiamati a succedere ai nonni.

Tuttavia, la successione legittima dei nipoti è una vicenda successoria particolare.

Infatti, normalmente l’ordinamento prevede la successione dei figli, ma non dei nipoti.

Ciò non di meno, in alcuni casi, i nipoti sono chiamati a succedere ai nipoti, sia in proprio che in rappresentanza.

In questo articolo affronteremo tale annosa questione, analizzando i casi in cui i nipoti sono chiamati a succedere ai nonni e i limiti di tale intervento.

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Principi generali

Come è noto, la morte di un soggetto è condizione necessaria affinché si possa parlare di successione.

Infatti, è la morte che consente ai diritti, anche di credito, di poter transitare dal un soggetto defunto ai soggetti chiamati a succedergli.

Mentre la maggior età consente di acquisire la capacità giuridica giuridica, tale capacità si perde con la morte.

Tuttavia, mentre la morte comporta l’estinzione dei diritti legati alla personalità dell’individuo, lo stesso non si può dire per i diritti patrimoniali.

I diritti patrimoniali, infatti, sono i diritti che, diversamente da quelli legati alla persona, si trasmettono agli eredi.

Gli eredi sono coloro che sono chiamati a succedere ad un soggetto per testamento o perché è la legge a prevedere la delazione.

Tra i soggetti che la legge prevede quali possibili chiamati all’eredità nella successione legittima vi sono anche i nipoti.

I nipoti sono i figli dei propri discendenti, i quali, in talune circostanze, possono essere chiamati a partecipare alla successione legittima.

Tuttavia, il loro intervento nella vicenda successoria è particolare e richiede, ovviamente, un approfondimento.

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Successione testamentaria e successione legittima

La successione può essere testamentaria o legittima, a seconda che il de cuius abbia redatto testamento o meno.

La distinzione tra successione testamentaria e legittima, che risale al diritto romano, riveste una particolare importanza per quanto riguarda l’assetto normativo da applicare.

La successione testamentaria, ai sensi dell’art. 587 del c.c., consente ad un soggetto di poter disporre dei propri beni per il tempo in cui cesserà di essere in vita.

Essa è espressione dell’autonomia privata e contiene l’indicazione delle ultime volontà di un soggetto.

La successione legittima, invece, ai sensi dell’art.565 del c.c., non è espressione dell’autonomia privata, ma dell’assetto giuridico di un paese.

Infatti, trova la sua ratio nelle norme giuridiche che prevedono l’intervento nella vicenda successoria dei congiunti del de cuius e dello Stato.

A tal proposito, non molti sanno che, ai sensi dell’art. 586 del c.c., in assenza di parenti o in caso di rinuncia, è lo Stato ad ereditare i beni di un soggetto.

L’eredità devoluta allo Stato, quale ultimo chiamato all’eredità, è giustificata dall’appartenenza dell’individuo ad un determinato territorio e alla sua partecipazione alla res pubblica.

La successione legittima si fonda sulla necessità di poter disciplinare i diritti patrimoniali che, in assenza di un testamento, risulterebbero di res nullius, ovvero di nessuno.

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La successione dei congiunti.

La chiamata all’eredità dei parenti nella successione legittima trova il suo fondamento nel principio della solidarietà della famiglia.

Tale principio è espresso in numerosi articoli della nostra Carta costituzionale, quale l’art.29 e l’art.30.

Per tale motivo, il nostro Legislatore ha previsto, accanto alla successione legittima, il codice civile, all’art.536, ha previsto la successione necessaria.

La successione necessaria, a differenza di quella legittima, pone un limite invalicabile all’autonomia testamentaria.

Infatti, gli stretti congiunti non possono essere esclusi dalla successione di un soggetto, anche se questo va contro le sue ultime volontà.

In particolare, l’Ordinamento riserva necessariamente una quota dell’eredità del defunto alla moglie, ai figli e, in assenza di quest’ultimi, agli ascendenti.

Questi soggetti sono degli eredi particolari e assumono il nome di legittimari.

Come è facilmente desumibile, i nipoti non rientrano, normalmente, nella successione necessaria.

Tuttavia, in alcuni particolari casi, il legislatore ha previsto la loro delazione, anche necessaria.

Andiamo, pertanto, ad analizzare quali sono queste ipotesi.

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Successione legittima dei nipoti: il potere di rappresentanza

Normalmente i nipoti, nella successione legittima, non sono chiamati a succedere ai nonni.

Ciò non di meno, il nostro Ordinamento prevede la loro delazione in luogo del proprio ascendete, quando quest’ultimo non possa o non voglia succedere.

Tale istituto, ai sensi dell’art.467 del c.c., prende il nome di rappresentazione.

La rappresentazione consente il subingresso dei discendenti ( quindi dei nipoti) in luogo degli ascendenti, negli stessi diritti di colui che ha rinunziato o non ha potuto accettare l’eredità.

Per capire come opera l’istituto della rappresentazione, appare opportuno fare un esempio.

Poniamo il caso che un nonno muore lasciando a se superstite un figlio e due nipoti, figli di un suo discendete premorto.

In caso di successione legittima, saranno chiamati ad ereditare, oltre al figlio, anche i nipoti, ovvero i figli del discendente premorto.

Tuttavia, i nipoti non erediteranno in proprio, ma quali rappresentati nel padre premorto.

Questo vuol dire che, in caso di morte ab intestato e in assenza di coniuge, il patrimonio del nonno dovrà essere diviso nel seguente modo:

1/2 dell’eredità al figlio del de cuius

1/2 dell’eredità a i nipoti, i quali avranno diritto ciascuno alla metà di tale quota.

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Successione legittima dei nipoti: i requisiti soggettivi.

L’Ordinamento prevede una serie di requisiti per la delazione dei nipoti.

Primo fra tutti è che colui che è chiamato a succedere (quindi il genitore), non possa o non voglia accettare l’eredità.

C’è da dire, però, che l’istituto di rappresentazione può operare potenzialmente all’infinito.

Infatti, fino a quando non finiscono i successibili, il diritto di accettare l’eredità si trasmette ai possibili chiamati.

Tale trasmissibilità, però, può causare delle problematiche allorquando è coinvolto un minore.

Facciamo un esempio.

Tizio muore, lasciando a se superstite un figlio e una moglie.

Il de cuius lascia sia dei debiti che un discreto patrimonio.

Tuttavia, dato che i debiti sembrano superare l’attivo, la moglie e il figlio decidono di rinunciare all’eredità.

A questo punto la legge prevede la chiamata all’eredità del nipote, il quale è però minorenne.

La rinuncia del minore deve essere autorizzata dal Giudice, il quale, in presenza di beni, può non concederla.

Di conseguenza, al minore non rimane altra scelta che accettare con beneficio d’inventario, perdendo la possibilità di rinunciare, o attendere la maggiore età.

Come si evince da questo esempio, la trasmissione del diritto può comportare a delle vicende successorie tutt’altro che semplici, soprattutto se coinvolgono minori.

A tal proposito si evidenzia che, a seguito dell’intervento della giurisprudenza della Cassazione, la qualità di rappresentanti può essere rivestita anche dai nascituri concepiti.

Infine, affinché operi l’istituto della rappresentanza il rappresentante deve essere un discendente del rappresentato.

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Requisiti oggettivi

Ai sensi dell’art. 467 del c.c., la rappresentazione opera quando l’ascendente non può o non possa accettare l’eredità.

Ma quando il chiamato all’eredità non può accettare e quando, pertanto, il nipote può diventare erede nella successione legittima?

In particolare, l’ascendente non può accettare l’eredità quando:

  • è premorto, ovvero è morto prima del de cuius;
  • quando ha perso il diritto di accettare per prescrizione o decadenza.

Ovviamente, l’istituto della rappresentazione opera anche in caso di diseredazione, di legittimario pretermesso che non vuole esperire l’azione di riduzione.

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Conclusioni.

Come abbiamo avuto modo di vedere in questo articolo, sono molteplici le ipotesi in cui un nipote possa essere chiamato ad essere erede nella successione legittima.

Oltre alla premorienza, abbiamo l’ipotesi di rinuncia, di erede pretermesso o diseredato; tutte ipotesi in cui il nipote ereditare in rappresentanza degli ascendenti.

Tuttavia, non sempre la successione del nipote si figura come una vicenda successoria agevole, soprattutto se il nipote al momento della morte non ha raggiunto la maggiore età.

Per questo motivo, prima di intraprendere qualsiasi azione, è sempre opportuno chiedere un parere legale, soprattutto a professionisti esperti in successione.

Un professionista esperto potrà indicare quale opzione è preferibile e quali sono le alternative percorribili, mettendo la persona nella posizione di poter fare l’unica scelta giusta, ovvero quella consapevole.

Avv. Eugenio Martusciello

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