Lesione di legittima

Lesione di legittima: cosa devi sapere

Che cosa è la lesione di legittima? chi sono i titolari di tale diritto ereditario? Cosa bisogna fare per ottenere la propria quota di eredità?

In questo articolo percorreremo la normativa italiana vigente per scoprire se e quando è possibile agire giudizialmente per ottenere la reintegra della propria quota ereditaria.

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Il diritto di legittima.

La legittima è un diritto ereditario che spetta sempre a determinati soggetti definiti dal legislatore come legittimari.

I legittimari sono coloro chiamati a succedere necessariamente al defunto, anche contro la volontà di quest’ultimo; per questo motivo si parla anche di successione necessaria.

Ai sensi dell’art. 556 del c.c., la legge garantisce ai legittimari una quota dell’eredità in relazione al grado di parentela con il defunto.

Tale diritto di conseguire necessariamente una quota dell’eredità è chiamato diritto di legittima.

Il diritto di legittima consente, pertanto, ad un soggetto di ottenere direttamente o attraverso una pronuncia giudiziale, una quota dei beni del defunto.

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La determinazione della quota di legittima.

Come abbiamo detto poc’anzi, il diritto di legittima consente ai legittimari di conseguire una quota del patrimonio del de cuius, anche quando quest’ultimo abbia disposto diversamente.

Per calcolare il valore di tale quota si deve procedere a sommare tutti i beni presenti nel patrimonio del de cuius al momento della sua morte meno i debiti cche ha contratto in vita.

Alla somma così ottenuta si devono aggiungere le donazioni fatte dal defunto in vita.

Questa massa formata dal relictum (ciò che era presente nel patrimonio del defunto) meno i debiti e più il donatum (quello donato dalla stesso in vita) è definita massa ereditaria.

Ottenuta tale massa ereditaria, si può procedere al calcolo della quota di legittima e della quota disponibile (ovvero la quota di cui poteva disporre il de cuius).

La quota di legittima varia a seconda del grado di parentela rivestito da ciascun chiamato all’eredità e dal concorso con gli altri eredi.

In particolare, al coniuge superstite spetta la metà della massa ereditaria, in assenza di figli ex art. 540, comma 1, c.c.

Se il coniuge superstite concorre con un figlio, allora la quota di legittima è pari ad 1/3 della massa ereditaria, mentre se concorrono più figli la quota è di 1/4.

Invece, se il coniuge superstite concorre solo con gli ascendenti (ovvero i genitori del defunto), la quota è di 1/2 della massa ereditaria.

Diritto di abitazione.

Si evidenzia che il coniuge superstite, oltre ad aver diritto a conseguire la legittima, ha anche il diritto di abitazione sulla casa familiare.

Il diritto di abitazione è sempre riconosciuto, anche quando non è stato espressamente previsto nel testamento, a differenza dell’usufrutto.

Inoltre, essendo un diritto previsto dalla legge, non richiede la sua trascrizione presso i pubblici registri.

Il diritto di abitazione è inquadrato dalla dottrina come un prelegato di legittima, ossia un legato di specie rientrante nel diritto di legittima del coniuge.

Infine, essendo un legati di specie, il diritto di abitazione può essere conseguito anche in assenza di accettazione dell’eredità.

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Il divieto di pesi e oneri per lesione di legittima.

Ai sensi dell’art. 549 del c.c., il testatore non può porre a carico della quota di legittima pesi ed oneri.

Questo divieto è espressione del principio dell’intangibilità della quota di legittima.

In particolare, il Legislatore ha vietato al de cuius di apporre delle condizioni sulla quota di legittima che ne pregiudicherebbero il valore.

Pertanto, ogni condizione, onere o peso dal testatore previsto è sanzionato con la nullità dello stesso.

Proviamo a fare un esempio.

il testatore non può lasciare, come quota di legittima, un bene immobile ed imporre al legittimario di dare lo stesso in comodato ad un terzo.

In questo caso la condizione è nulla, perché andrebbe a decurtare il valore del lascito a discapito dell’erede legittimario.

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La lesione di legittima: l’azione di riduzione.

Il legittimario che è leso nel suo diritto di legittima può agire per ottenere la riduzione delle disposizioni, testamentarie o donative, lesive.

Ai sensi dell’art.554 e 555 del c.c., tali disposizioni lesive, però, non solo nulle.

Infatti la loro riducibilità fa intendere che sono valide fino a che non interviene una dichiarazione di inefficacia.

Pertanto, l’azione di riduzione non deve essere confusa con l’azione di annullamento o di nullità delle disposizioni testamentarie.

Ovviamente, come tutte le azioni giudiziarie, anche l’azione di riduzione è sottoposta a delle condizioni di ammissibilità.

La prima condizione prevista dal Legislatore per l’espletamento dell’azione di riduzione è l’accettazione con beneficio d’inventario.

Invero, ai sensi dell’art.564 del c.c., il legittimario che non ha accettato con beneficio d’inventario non può chiedere la riduzione delle disposizioni testamentarie o donative.

Questa condizione non è tuttavia richiesta quando l’azione è diretta nei confronti di altri chiamati all’eredità, ovvero in caso pretermissione dall’eredità.

La seconda condizione richiesta al legittimario leso per l’esercizio dell’azione di riduzione è l’imputazione alla sua quota dei legati e delle donazioni ricevute dal de cuius.

Il valore delle donazioni, in questo caso, va calcolato: se si tratta di denaro, in base al valore nominale, se si tratta di altri beni, il valore è calcolato al momento dell’apertura della successione.

Tuttavia, nel caso in cui il bene donato non esista più perché è perito, allora la donazione non va imputata.

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PROBLEMI EREDITARI?

La lesione di legittima: l’oggetto.

Come abbiamo detto poc’anzi, la lesione di legittima ha ad oggetto le disposizioni lesive della quota del legittimario.

L’azione di riduzione consente al legittimario leso di ottenere la riduzione delle disposizioni che causano la lesione di legittima.

Con l’azione di riduzione il legittimario può ottenere la condanna alla restituzione in natura dei beni del defunto, oppure l’equivalente in denaro.

Giova sul punto evidenziare che, l’azione di riduzione ha carattere personale.

Il carattere personale consente all’erede di esercitare un potere potestativo giudiziale volto ad ottenere una dichiarazione di inefficacia.

Ovviamente, come in tutte le azioni giudiziali, è onere di chi promuove l’azione dimostrare quanto richiesto.

Nel caso in esame, chi agisce deve provare la propria qualifica di erede, l’avvenuta accettazione con beneficio d’inventario (se richiesta) e la lesione della propria legittima.

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Conclusioni.

La lesione di legittima costituisce un riduzione della quota ereditaria spettante a ciascun erede che riveste al contempo anche la qualità di legittimario.

La legittima è un diritto ereditario altamente tutelato nel nostro ordinamento.

Infatti, accanto all’azione di riduzione, è prevista anche la nullità degli oneri testamentari che riducono, di fatto, il valore della legittima.

Tuttavia, come abbiamo visto in questo articolo, il legislatore pone delle condizioni alla tutela di tale diritto ereditario, il cui mancato rispetto comporta il rigetto della domanda giudiziale.

Per questo motivo, per evitare perdere inevitabilmente il proprio diritto ereditario, si consiglia sempre di rivolgersi ad avvocati esperti in successione ed causa ereditarie;

tali soggetti potranno, infatti, analizzare la complessa vicenda successoria e consigliare la strategia giudiziale migliore per la tutela dei propri diritti ereditari.

Avv. Eugenio Martusciello

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