Diseredare

Diseredare un Parente: Le Leggi Italiane e le Opzioni Disponibili

Nel contesto della pianificazione successoria, uno dei temi più delicati è rappresentato dalla possibilità di diseredare un parente.

In Italia, patria di una ricca tradizione giuridica, tale pratica è regolamentata con scrupolosa attenzione dalla legge, delineando precise circostanze e condizioni sotto cui è consentito privare un familiare del diritto alla successione ereditaria.

Questo articolo si propone di esaminare da un punto di vista legale la questione della diseredazione dei parenti in Italia, analizzando le normative vigenti, le circostanze che giustificano tale decisione, nonché le implicazioni pratiche e le sfide che possono emergere da un’azione di questo genere.

Attraverso una disamina approfondita dei principi giuridici e delle sentenze giudiziarie rilevanti, ci proponiamo di offrire una panoramica esaustiva su questo complesso e delicato tema, fornendo ai lettori una base solida per comprendere i loro diritti e doveri nel contesto della pianificazione successoria in Italia.

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Diseredare: che vuol dire?

Nel contesto del diritto successorio italiano, il termine “diseredare” si riferisce all’atto di privare un parente del diritto di ricevere un’eredità o una parte di essa.

In altre parole, diseredare un familiare significa escluderlo volontariamente dalla lista dei beneficiari della propria successione.

Questo atto può essere motivato da una serie di ragioni personali, familiari o patrimoniali.

È importante sottolineare che, nonostante la parola “diseredazione” possa evocare un senso di definitività e severità, la legge italiana stabilisce precise condizioni e limitazioni per questa pratica. Non è sufficiente semplicemente desiderare di escludere un parente dalla successione: è necessario che vi siano ragioni valide e legittime per farlo, e che queste siano dimostrate in modo convincente di fronte alla legge. La diseredazione non è un atto arbitrario, ma un procedimento regolamentato che richiede una valutazione accurata delle circostanze specifiche e, talvolta, il coinvolgimento di un tribunale per la sua validazione.

In ogni caso, la diseredazione è una decisione delicata che richiede una riflessione approfondita e, preferibilmente, un supporto legale esperto per garantire che sia effettuata nel rispetto della legge e dei diritti di tutte le parti coinvolte.

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Diseredare: come farlo?

A questa domanda ha risposto la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 8352/2012, nella quale leggiamo che:

La clausola di diseredazione, valida solo se inserita in un testamento in cui siano presenti anche disposizioni positive, acquista validità ed efficacia anche in un testamento che esaurisce il suo contenuto nella stessa diseredazione se si rinviene nel medesimo una volontà implicita di effettuare anche attribuzioni patrimoniali a favore di altri soggetti“.

Come se non bastasse, la Suprema Corte ha ribadito successivamente tale principio nella sentenza 17 ottobre 2018 n. 26062.

La spiegazione della sentenza

Secondo l’interpretazione della Corte Suprema, il punto cruciale di questo approccio giuridico risiede nell’interpretazione del termine “dispone” contenuto nel primo comma dell’articolo 587 del Codice Civile.

Tale termine non può essere limitato esclusivamente alla distribuzione di beni o all’istituzione di eredi e legatari, poiché il testatore può disporre del proprio patrimonio anche mediante esclusione.

La diseredazione, infatti, comporta una disposizione post mortem del patrimonio ereditario, poiché in presenza di un testamento che esprime solo la volontà di escludere senza istituire eredi o legatari, si attiverà la successione legittima a favore dei soggetti non diseredati. Questa successione sarà influenzata dalla mancanza del diseredato.

L’esclusione del successibile può portare alla chiamata ex lege di uno o più soggetti altrimenti esclusi dalla successione, oppure all’aumento della quota ereditaria spettante, sempre ex lege, al non diseredato.

La clausola di diseredazione ha intrinsecamente natura patrimoniale, in quanto rappresenta uno dei mezzi attraverso i quali il testatore può disporre dei suoi beni, e quindi non può compromettere la validità ed efficacia del testamento, anche quando questo contiene solo una manifestazione di volontà ablativa.

Sulla base di tali argomentazioni, la Corte Suprema ha stabilito il principio di diritto secondo cui è valida la clausola testamentaria con cui il testatore esprime la volontà di escludere alcuni dei successibili dalla propria successione.

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Diseredazione: i tre orientamenti in proposito

In base alle pronunce giuridiche sopra menzionate, emerge la presenza di tre distinti orientamenti, attorno ai quali ancora oggi si dibatte.

Il primo orientamento, propenso verso una prospettiva “positiva”, si schiera a favore della validità della diseredazione esplicita, strettamente connessa alla libertà testamentaria del de cuius.

In altre parole, il testatore ha la facoltà di determinare liberamente il contenuto del proprio testamento, incluso l’inserimento di una clausola di diseredazione.

Un secondo orientamento, invece, assume una posizione nettamente “negativa”, escludendo categoricamente la possibilità di inserire una clausola di diseredazione.

Tale posizione si basa su un’interpretazione restrittiva dell’articolo 587 del Codice Civile, che richiede che il contenuto del testamento sia attributivo.

Il terzo orientamento, invece, rappresenta una via di mezzo tra i due precedenti. Secondo questa prospettiva, la diseredazione sarebbe valida in quanto non costituirebbe una disposizione negativa specifica e autonoma. Piuttosto, sarebbe da considerare come un’implicita istituzione dei successori ex lege, con l’esclusione del diseredato.

Diseredare: quando si può farlo?

Tuttavia, è importante notare che la facoltà di diseredare non si estende a tutti gli eredi, poiché alcuni soggetti godono di una protezione legale che ne esclude la possibilità di esclusione dalla successione.

Questo limite include gli eredi legittimari, definiti come quei soggetti ai quali “la legge riserva una quota di eredità o altri diritti” (articolo 536, primo comma, del Codice Civile), tra cui rientrano il coniuge, i figli e gli ascendenti.

Infatti, i figli, i genitori, i nonni, i nipoti e il coniuge del defunto godono di una speciale tutela legale che garantisce loro sempre una parte dell’eredità. Questa quota riservata agli stretti parenti del defunto è inviolabile e costituisce un limite invalicabile.

Se un individuo rientra in questa categoria e viene diseredato, ha il diritto di impugnare il testamento e di ottenere, tramite una sentenza del Tribunale, il ripristino di ciò che gli spetta. In termini più precisi, può esercitare l’azione di riduzione per recuperare la quota di riserva, come previsto dagli articoli 553 e successivi del Codice Civile.

La Corte di Cassazione ha confermato questa interpretazione con la sentenza n. 8352 del 2012, ribadendo la validità della diseredazione nei confronti dei soggetti che non rientrano nella categoria degli eredi legittimari.

Tuttavia, è importante sottolineare che la dottrina ha sostenuto anche la validità di una clausola che consentirebbe la diseredazione anche degli eredi legittimari, come figli, nonni, genitori, nipoti e coniugi.

Ad esempio, se un individuo è l’unico figlio del defunto e ha diritto a una quota dell’eredità, il padre potrebbe nominare un’altra persona, ad esempio Tizio, come erede universale, privando di fatto il figlio della sua parte dell’eredità.

Questa clausola offre al testatore la possibilità di evitare una diseredazione diretta, che sarebbe in contrasto con la normativa vigente, che protegge gli eredi diretti, consentendo comunque di raggiungere gli stessi effetti desiderati.

Cosa fare se sei stato diseredato?

in tal caso, l’unica cosa da fare rimane impugnare il testamento.

Infatti, solo con la dichiarazione di un Giudice che dichiari nullo tutto il testamento o la singola clausola di diseredazione, si può tornare ad avere diritti successori.

Stessa cosa dicasi nel caso in cui non vi sia una diseredazione espressa ma delle disposizioni attributive che però dimentichino il soggetto.

In questo caso, soprattutto se si è legittimari, l’azione di riduzione permette di ottenere la quota spettante per legge.

Ovviamente, la cosa migliore rimane far analizzare la situazione ad un avvocato esperto in successioni, che possa vedere se vi sono i presupposti per agire e aiutarvi ad ottenere quanto vi spetta.

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Conclusioni

Come abbiamo visto, il processo di diseredazione di un parente in Italia è una procedura complessa che richiede una valutazione attenta delle circostanze specifiche, nonché una conoscenza approfondita delle leggi e della giurisprudenza vigenti in materia di successioni.

Sebbene la legge italiana offra la possibilità di diseredare un parente in determinate circostanze, è importante sottolineare che tale azione è soggetta a una serie di restrizioni e limitazioni.

Data la complessità e la sensibilità di tali questioni, è vivamente consigliabile rivolgersi a un avvocato specializzato in diritto delle successioni.

Un legale esperto sarà in grado di fornire una consulenza personalizzata, valutando attentamente la situazione del cliente e guidandolo attraverso le opzioni disponibili. Inoltre, un avvocato competente sarà in grado di assistere il cliente nel rispetto di tutte le formalità legali necessarie e nel gestire eventuali contestazioni da parte dei parenti diseredati.

In definitiva, mentre la diseredazione di un parente può essere una decisione difficile da prendere, è fondamentale affrontare questa questione con la dovuta prudenza e assistenza legale.

Solo attraverso una consulenza specialistica è possibile garantire che i diritti e gli interessi di tutte le parti coinvolte siano adeguatamente tutelati.

Se siete coinvolti in una situazione di diseredazione o se desiderate pianificare la vostra successione in modo adeguato, vi invitiamo a contattare un avvocato esperto in diritto delle successioni per una consulenza mirata e professionale.

La vostra pace mentale e la sicurezza dei vostri affari familiari dipendono da una gestione diligente e competente di tali questioni legali.

Avv. Eugenio Martusciello

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