Diritto di abitazione

Diritto di abitazione: cos’è e a chi spetta

Nel panorama intricato del diritto successorio italiano, il concetto di diritto di abitazione emerge come un pilastro fondamentale per la tutela dei diritti dei coniugi e degli eredi.

Incarnando un delicato equilibrio tra diritti di proprietà e necessità umane, il diritto di abitazione offre una protezione legale cruciale agli individui che si trovano di fronte alla complessa situazione della successione ereditaria.

Attraverso questa esplorazione approfondita, ci addentreremo nei meandri di questa disposizione legale, analizzando il suo contesto storico, la sua portata giuridica e le implicazioni pratiche che comporta per coloro che sono coinvolti in un processo di successione.

Inoltre, esamineremo le sfide e le questioni interpretative che spesso emergono in relazione al diritto di abitazione, offrendo chiarezza e orientamento su un tema di rilevanza cruciale nel panorama legale italiano.

Dall’interpretazione delle normative pertinenti alla comprensione dei diritti e degli obblighi connessi al diritto di abitazione, questa guida si propone di illuminare i lettori sulle complessità di questo aspetto del diritto successorio italiano, fornendo una base solida per la navigazione attraverso le sfide e le decisioni che possono sorgere in contesti ereditari.

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Diritto di abitazione: che cos’è?

Il diritto di abitazione è un diritto ereditario che spetta al coniuge superstite per legge.

Previsto dal secondo comma dell’art. 540 del codice civile insieme a quello di uso dei mobili, esso spetta in aggiunta alla legittima riservata al coniuge.

Stando alla legge, si tratta del diritto del coniuge di continuare ad abitare la casa familiare e di usarne i mobili.

La portata di questa norma è davvero notevole in quanto, essendo prevista per legge, porta un duplice beneficio:

  • si applica comunque a prescindere che si tratti di successione legittima, testamentaria o mista;
  • non può essere esclusa nemmeno dal testatore, neppure redigendo un valido testamento che la neghi espressamente (in questo caso la disposizione si considererà non apposta).

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Diritto di abitazione: la natura giuridica

La natura giuridica di tale diritto è stata precisata dalla Cassazione con la sentenza n. 2474/1987.

In tale pronuncia si legge che “La titolarità del diritto di abitazione riconosciuto dall’art. 504 c.c. al coniuge superstite sulla casa adibita a residenza familiare, che, costituendo ex lege oggetto di un legato, viene acquisita immediatamente da detto coniuge, secondo la regola dei legati di specie (art. 649, secondo comma, cod. civ.), al momento dell’apertura della successione, ha necessario riferimento al diritto dominicale spettante sull’abitazione al de cuius.”

Come se non bastasse, la Suprema corte ha ribadito il concetto con la sentenza n. 5564/2021.

In tale provvedimento vediamo come “In relazione al legato del diritto di abitazione in favore del coniuge superstite, ex art. 540, comma 2, c.c., questa Corte ha chiarito che la permanenza, dopo il decesso di un coniuge, da parte dell’altro nella casa familiare è qualificabile come esercizio del diritto di abitazione e di uso dei mobili che la corredano, spettante al coniuge superstite quale legatario ex lege (art. 540 c.c.) in ogni caso, anche nell’ipotesi di successione legittima, e quindi a prescindere dalla sua ulteriore qualità di chiamato all’eredità. I diritti sulla casa familiare, attribuiti al coniuge dall’art. 540, comma 2, c.c. in esame, sono generalmente considerati legati ex lege.

Se pure il legato trae origine di regola da una disposizione testamentaria, l’ordinamento contempla più ipotesi nelle quali l’attribuzione a titolo particolare ha origine direttamente dalla legge.  (…) Secondo l’art. 540, comma 2, c.c., quando il valore del legato supera la disponibile, il peso del legato non grava proporzionalmente su tutti i successibili legittimari, ma ricade in primo luogo in conto alla legittima del coniuge, che deve sacrificarsi prima che sia intaccata quella dei figli (senza che ciò, ovviamente, possa mai comportare menomazione alcuna all’avvenuto acquisto del legato ex lege da parte del coniuge).

È chiaro d’altra parte che quando il valore dei diritti del coniuge impone il sacrificio della legittima dei figli, gli stessi, benché chiamati nell’intera nuda proprietà, vedono comunque intaccata la propria quota di riserva, perché conseguono un diritto che non eguaglia il valore di quest’ultima. (..). Con riferimento ai diritti sulla casa familiare, il coniuge non è in concorso con gli altri legittimari, come avviene per la legittima in quota, ma è in una posizione di prevalenza”. 

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Diritto di abitazione: la finalità

La Cassazione con la n. 2754/2018 ha chiarito precisamente quali siano le finalità di detta norma.

Secondo tale sentenza, “I diritti sull’abitazione adibita a residenza familiare e di uso sui mobili che la corredano, attribuiti dall’art. 540, comma 2, c.c., spettano al coniuge superstite anche ove si apra una successione legittima, in aggiunta alla quota attribuita dagli artt. 581 e 582 c.c., essendo i detti diritti finalizzati a dare tutela, sul piano patrimoniale e su quello etico-sentimentale, al coniuge, evitandogli i danni che la ricerca di un nuovo alloggio cagionerebbe alla stabilità delle abitudini di vita della persona”.  

Diritto di abitazione: le esclusioni

Come abbiamo detto, il diritto di abitazione (ed il connesso diritto di uso dei mobili), essendo previsto per legge, non può essere negato.

Nonostante ciò, però, è possibile che in alcuni casi questa previsione legale non si applichi.

Partendo dal presupposto che la casa familiare deve essere di proprietà del de cuius o al massimo in comproprietà tra questi ed il coniuge superstite, sono state elaborate dalla giurisprudenza alcune esclusioni:

  • innanzitutto, tale diritto non spetta al coniuge che abbia trasferito la residenza altrove rispetto alla casa coniugale;
  • inoltre, riguarda solo la casa principale, mentre non ha effetto su eventuali seconde case;
  • ancora, tale diritto non spetta se la casa familiare viene concessa in locazione a terzi;
  • tale diritto non è trasferibile a terzi;
  • tale diritto non spetta se l’immobile adibito a casa familiare è di proprietà di un terzo. Sul punto, la Cassazione, con la sentenza n. 8171/1991 ha statuito che: “i diritti di abitazione sulla casa adibita a residenza familiare e di uso sui mobili che la arredano, previsti in favore del coniuge superstite, presuppongono per la loro concreta realizzazione l’appartenenza della casa e del relativo arredamento al “de cuius o in comunione a costui e all’altro coniuge, non potendo estendersi a carico di quote di soggetti estranei all’eredità nel caso di comunione degli stessi beni tra il coniuge defunto e tali altri soggetti;
  • il diritto di abitazione non spetta nemmeno se la casa familiare era in comproprietà tra il de cuius ed un terzo. Per affermare ciò dobbiamo rifarci alla sentenza della Cassazione n. 6691/2000confermata dalla n. 15000/2021, la quale ha precisato in quale caso il diritto di abitazione e di uso devono essere negati al coniuge superstite: “a norma dell’art. 540 cod. civ., il presupposto perché sorgano a favore del coniuge superstite i diritti di abitazione della casa adibita a residenza familiare e di uso dei mobili che la arredano è che la suddetta casa e il relativo arredamento siano di proprietà del “de cuius o in comunione tra lui e il coniuge, con la conseguenza che deve negarsi la configurabilità dei suddetti diritti nell’ipotesi in cui la casa familiare sia in comunione tra il coniuge defunto ed un terzo.

Conclusioni

In conclusione, il diritto di abitazione rappresenta un elemento cruciale nel contesto del diritto successorio italiano, offrendo una protezione fondamentale per i coniugi e gli eredi di un defunto.

Tuttavia, la complessità e le sfumature di questa disposizione legale richiedono un’analisi attenta e competente da parte di professionisti del settore.

Rivolgersi a un avvocato esperto in successioni è fondamentale per affrontare in modo efficace e sicuro le questioni legate al diritto di abitazione.

Un avvocato competente sarà in grado di guidare i propri clienti attraverso il labirinto delle leggi e delle normative, garantendo che i loro diritti siano adeguatamente tutelati e che gli interessi familiari siano preservati nel migliore dei modi.

La consulenza di un avvocato specializzato può fare la differenza tra una soluzione armoniosa e un contenzioso prolungato e costoso.

Con la loro conoscenza approfondita e la loro esperienza pratica, gli avvocati esperti in successioni sono in grado di offrire una consulenza mirata e personalizzata che tiene conto delle specifiche esigenze e circostanze di ciascun cliente.

In definitiva, quando si tratta di questioni legate al diritto di abitazione e alla successione ereditaria, la consulenza di un avvocato competente è un investimento prezioso che può garantire la pace della mente e la giustizia per tutti coloro coinvolti.

Avv. Eugenio Martusciello

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